Le risposte dell'esperta

Approfondimenti sulla tematica delle differenze di genere

 Barbara Mapelli si presenta

Approfondimenti sulla tematica delle differenze di genere possono essere richiesti alla nostra esperta all'indirizzo: ipo@formez.it

 

VI INVITIAMO A LEGGERE LE RISPOSTE DI BARBARA 


Gentile dott.ssa Mapelli, desidero inviarle un questionario sulle differenze di genere da somministrare a studentesse e studenti dei corsi chimici del nostro istituto.  Si tratta del primo passo di una ricerca /intervento che si propone di  sondare le aspettative di studentesse e studenti  sul loro futuro nel campo della chimica, per poi costruire un format col quale intervistare donne (e uomini) che lavorano nell'industria o nella ricerca.
Lo scopo è sensibilizzare alle tematiche di genere, ma anche far emergere le competenze richieste (o negate) a uomini e donne.
Il questionario, come tutto il piano di ricerca, è stato elaborato da insegnanti che coordinano un gruppo di ragazze e ragazzi, con la supervisione delle esperte della cooperativa Imagines, tra cui Marilena Corradini che lei conosce.
Le chiediamo se vuole essere così gentile da darci un parere sul linguaggio e la stesura delle domande.
Grazie anticipatamente
Raffaella Razzini

Buongiorno, ho letto con molta attenzione il questionario da voi elaborato e lo considero un ottimo strumento di ricerca, vi invito solo a fare attenzione perchè, nonostante la cura di usare sempre f/m, in un paio di casi è rimasto solo il maschile. Mi sarebbe piaciuto qualche quesito che vertesse sui temi della conciliazione famigliare con il lavoro (quel lavoro che andranno a svolgere) per capire le posizioni sia di maschi che di femmine, ma probabilmente questo non è tra gli obiettivi immediati della vostra indagine e, inoltre, allungherebbe un po' troppo il questionario.
Buon lavoro allora e ... attendiamo i risultati. Barbara Mapelli


 Buongiorno!
All'ITCST Einaudi e agli istituti in rete è stato somministrato un questionario sulla percezione delle pari opportunità (20 domande). I risultati, parziali perché mancano all'appello due scuole, sono visibili nel sito della scuola www.iteinaudi.it. Chiedo un consiglio: i dati sono stati messi nel sito per cercare di attivare una discussione. Ha senso? Alcune risposte, inoltre, ad un controllo incrociato evidenziano una percezione contraddittoria sia tra docenti sia tra studenti/esse. Quale potrebbe essere il metodo più efficace per discutere insieme tra tutte le componenti evitando però la solita giornata di convegno?
Grazie
Paola

Cara Paola, ho letto l'analisi fatta sui questionari. È un bel lavoro e sarebbe utile pubblicarlo anche sul sito del progetto, rilevo però una mancanza: le risposte non sono divise per genere, d'accordo che alcune tendenze si possono capire vedendo la composizione di femmine e maschi delle scuole, ma se si fossero divise le risposte i risultati sarebbero stati più interessanti.
È ancora possibile farlo rielaborando di nuovo? Le contraddizioni non mi preoccupano, sono anzi la base per avviare una discussione e non disdegnerei il 'solito' convegno, cui darei però un contenuto particolare offrendo la parola direttamente ai/alle protagoniste: studentesse/i e docenti.
Mi spiego meglio, perché non chiedere alcuni scritti, narrativi, di esperienza alle persone che hanno compilato già i questionari? Una scelta libera naturalmente, non si possono costringere a scrivere, ma potrebbero essere narrazioni di alcuni accadimenti, squarci di biografie, racconti sul tema e, scelti e poi letti nel corso del Convegno, o chiamiamolo anche con altro nome, incontro, laboratorio ecc. ecc. potrebbero offrire materiale di discussione, su una tema complesso, la percezione delle pari opportunità, che proprio perché complesso si deve innanzitutto affidare alle storie narrate e alle esperienze delle persone. Alcune di queste storie, messe sul nostro sito, potrebbero avviare altre narrazioni, confronti tra vissuti, credo piuttosto interessanti.
Sappiatemi dire, se fate qualcosa del genere sarei contenta di poter partecipare.
A presto
Barbara


Carissima Barbara,
stiamo formalizzando materiali da utilizzare per la ricerca, in particolare abbiamo costruito schede di lavoro autobiografico sulla cura da dare alle nostre ragazze dell'Einaudi e ai ragazzi dell'ITIS. Inoltre abbiamo ampliato la ricerca aggiungendo schede di lettura/autolettura riferite agli stili cognitivi e di apprtendimento degli studenti e delle studentesse. Cercando di fare riflettere contemporaneamente anche i docenti. Ti inviamo in allegato alcuni file relativi al materiale con la speranza che tu possa leggerlo e darci suggerimenti  in merito. Stiamo perdendo tempo? sii sincera
grazie per la disponibilità e la cura che ci dedichi
Florisa e Daniela

Carissime, ho letto i vostri materiali e sarò sincera come mi chiedete. Mentre valuto veramente efficaci quelli sulla cura - in particolare è molto bello lo scambio delle lettere - tutto il lavoro sugli stili cognitivi mi lascia dei dubbi. Intanto mi sembra che la parte rivolta a studenti e studentesse (tra l'altro ricordate anche il femminile, lì è tutto al maschile) sia troppo difficile, andrebbe semplificata, resa più accessibile, inoltre valutare poi i risultati dei questionari per rilevare le differenze tra i due generi richiede competenze particolari altrimenti il rischio è quello di avere dei risultati un po' banalizzanti rispetto agli esiti che ci si aspettava.
La parte poi per docenti mi sembra poco centrata sul genere e inoltre è di solito molto difficile rilevare o far rilevare questi atteggiamenti se non attraverso un lavoro di osservazione diretta (che naturalmente nelle nostre scuole non si può fare, mentre so di scuole in Gran Bretagna in cui l'hanno fatto addirittura riprendendo con la videocamera, figuratevi cosa succederebbe da noi!). Per cui vi inviterei a pensarci meglio, se è il caso di fare la parte sugli stili cognitivi, semmai svilupperei ancora di più la ricerca sulla cura. Ad esempio la parte sulla famiglia, nella quale si potrebbero chiedere ad alunni e alunne elenchi di attività di cura quotidiana, settimanale o episodica svolte dalla madre e dal padre, confrontandole con analoghi elenchi compilati dai genitori.
Secondo me lavori di questo tipo possono sviluppare molta riflessione individuale e molta discussione. Siccome questi lavori sulla cura che avete elaborato mi paiono di interesse comune siete d'accordo se li rendiamo accessibili anche alle altre scuole che partecipano al progetto? Oppure preferite farlo in seguito quando avrete già dei risultati? Sappiatemi dire.
Un caro saluto, per il momento, e scrivetemi appena avete bisogno.
Barbara


Gent.ma dott.ssa Mapelli,
ci sembra importante, partendo dalla valorizzazione dell'identità di genere, avere come obiettivo la reciprocità.
Su questo tema sarebbe interessante un approfondimento.
Grazie
Angelamaria Fugaro

Gent. Angelamaria, se per reciprocità, come credo, lei intende parlare di un obiettivo educativo che prevede il miglioramento delle relazioni tra i due sessi, sono d'accordo con lei che si tratti di tema centrale e che richiede senz'altro confronto e approfondimento. La riflessione sulle identità di genere ci dice che la categoria genere è soprattutto e innanzitutto relazionale: non si può immaginare il mutamento di un sesso senza che l'altro muti. Il movimento delle donne, che è stato innanzitutto una ricerca di nuova soggettività femminile, ha cambiato le donne e 'spinge' ora gli uomini a un mutamentoche non porta via loro nulla, ma anzi li può liberare dai vincoli di una norma rigida di maschilità che, se ha negato le libertà feminili, ha anche negato per gli uomini possibilità di essere al di fuori della norma. E da qui si sviluppano i temi di una costruzione di nuova relzionalità tra i due generi, nel rispetto delle reciproche differenze,ma con l'obiettivo di  costruire modi nuovi di stare insieme, parlarsi, insegnarsi a vicenda il proprio essere nel mondo. Sono questi i temi di cui principalmente mi occupo in questi tempi e a cui ho dedicato i miei due ultimi libri (Dopo la solitudine, ed.Mimesis; Soggetti di storie, ed Guerini) e che richiedono tempi lunghi sia di rilfessione che di pratica educativa, eppure questo obiettivo, per chi educa, mi sembra l'unico, il più alto che ci si possa proporre.

Mi auguro di poter più a lungo confrontarmi con lei, con altri/e su temi che hanno bisogno di molto tempo di confronto per comprendersi e per sviluppare il proprio pensiero. Anche in questo stesso luogo virtuale possiamo, se  lo desiderate, aprire un dibattito su tutto ciò.

Un caro saluto, a presto. Barbara Mapelli

Articolo del 18/09/2008